ATTACCO RAID RUSSO IN SIRIA: COLPITO OSPEDALE

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Colpito l’ospedale di Msf a Maarrat Numan, a Idlib, e quello di Azaz: 23 morti in tutto.  Attacco raid che avviene a pochi giorni dall’accordo di Monaco sulla tregua.

Il bilancio sarebbe di almeno 9 morti, tra cui un neonato, il bilancio di un attacco aereo sull’ospedale di Maarrat Numan, a Idlib, gestito dai Medici Senza Frontiere nel nord della Siria. Un secondo attacco aereo, questa volta delle forze governative, ha invece colpito reparti di ginecologia e pediatria della clinica di Azaz, a nord di Aleppo, facendo almeno 14 morti.

“Sembra essere stato un attacco deliberato contro una struttura sanitaria e lo condanniamo nel modo più fermo possibile”, ha detto Massimiliano Rebaudengo, capo delle operazioni di Msf per la Siria. La struttura sanitaria aveva 30 posti letto, 54 operatori medici e paramedici e offriva assistenza a una popolazione di 40.000 persone.

Mosca, che con la Turchia ha un contenzioso aperto in Siria, afferma che le azioni militari turche violino le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu e ha affermato che continueranno i bombardamenti in Siria anche se ci sarà una tregua.

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SIRIA – NUOVA GUERRA FREDDA?

Turchia e Arabia Saudita minacciano di intervenire in Siria

Turchia e Arabia Saudita pronti ad intervenire in Siria per una operazione tramite terra, se il gruppo di coalizione contro l’Isis darà il via a questo intervento.
La Russia e il governo siriano annunciano che non fermeranno i bombardamenti contro le posizioni ribelli, molte delle quali hanno respinto la richiesta del cessate il fuoco.

Il segretario di Stato USA, John Kerry avverte che se il presidente siriano Assad non terrà fede agli impegni presi e l’Iran e la Russia non obbligheranno a fare quanto hanno promesso, la comunità internazionale non starà di certo a guardare e che ci saranno sicuramente in aggiunta altre truppe di terra.

Dalla conferenza di Monaco emerge la questione del terrorismo in cui il premier francese Manuel Valls ha detto: “ci saranno altri attacchi e grandi attentati, questo è certo. La minaccia non diventerà minore. E’ mondiale. Ci saranno altri attacchi, attacchi su vasta scala, è una certezza. Questa fase di “iper-terrorismo” durerà a lungo, forse un’intera generazione, anche se dobbiamo combatterla con la massima determinazione”.

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TENSIONE TRA COREA DEL SUD E COREA DEL NORD DOPO LA SOSPENSIONE DA PARTE DI SEUL DEL PARCO INDUSTRIALE DI KAESONG. LA COREA DEL NORD ORDINA UNA OCCUPAZIONE.

ONU: Pyongyang continua ad eludere sanzioni

Dopo i recenti test missilistici di Pyongyang il Senato americano ha approvato nuove sanzioni contro la Corea del Nord considerandoli una provocazione, oltre ad una grave violazione delle leggi internazionali.

– Corea –

Sale la tensione in Asia orientale dopo gli ultimi lanci missilistici da parte di Pyongyang, la Corea del Sud ed il Giappone hanno deciso insieme di seguire una linea dura contro la Corea del Nord. Seul ha già iniziato a seguirla dalla giornata di ieri, mercoledi 10 febbraio, sospendendo tutte le attività all’interno del parco industriale di Kaesong (un progetto di cooperazione tra le due Coree lanciato nel 2004).

Per il governo di Pyongyang questa chiusura da parte di Seul è una pericolosissima dichiarazione di guerra.

Nel mentre, dopo che un missile a lungo raggio nordcoreano nella giornata di domenica ha sorvolato Okinawa, nel sud del paese, il Giappone ha annunciato nuove sanzioni interpretando questo lancio come un test missilistico.
Con la Corea del Sud e il Giappone si schierano gli Stati Uniti. La situazione preoccupa molto la Casa Bianca, dove il Senato ha approvato con una votazione unanime delle nuove sanzioni contro la Corea del Nord.
Una indiscrezione rivela che nei prossimi giorni ci sarà un incontro tra Barack Obama e il presidente sudcoreana Park Geun-hye e il primo ministro giapponese Shinzo Abe per discutere appunto sulla situazione nordcoreana.

Washington avrebbe chiesto a Pechino di far valere la sua posizione unica in qualità di vicino e unico alleato per chiedere a Pyongyang di abbandonare il programma balistico e nucleare. La cina di tutta risposta rimane molto moderata rispetto a Giappone o Corea del Sud.

Un allarme inquietante è stato lanciato dal numero uno dell’intelligence americano James Clapper, spiegando come Pyongyang abbia già da tempo riacceso il reattore nucleare nel sito di Yongbyon.
Il timore è che grazie a questo impianto sia in grado di fornire in poco tempo tutto ciò che necessita per costruire un ordigno nucleare.

Il regime di Kim, nonostante le sanzioni e i moniti della comunità internazionale, va avanti nella realizzazione del suo sistema di missili balistici intercontinentali.
I missili in questione, ha confermato lo stesso Clapper, rappresentano una minaccia anche per la costa occidentale degli Usa.

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Striscia di Gaza, 200 morti. Tregua umanitaria di 5 ore, si di Israele.

GAZA – Nono giorno. Continuano i raid israeliani su Gaza, continuano i lanci di razzi dalla Striscia al territorio israeliano. E continua ad aumentare il numero delle vittime: dall’inizio dell’operazione “Confine protettivo” sono stati uccisi 219 palestinesi, in maggioranza civili, solo oggi sono morti sei bambini. Uno a Gaza City, un’altro a Khan Yunis. Quattro sono stati colpiti durante un bombardamento su una spiaggia. Una pioggia di proiettili. Il primo colpo è caduto poco dopo le 16, mentre stavano giocando a pallone, facendo scappare tutti. A terra sono rimasti Ahed e Zakaria di 10 anni, e altri due, entrambi di nome Mohammed, di 9 e 11 anni, tutti della famiglia Bakr. Un secondo proiettile, pochi istanti dopo, ha colpito i sopravvissuti, alcuni bimbi e un adulto, mentre si stavano mettendo in salvo e ne ha feriti altri. Un testimone oculare, Ahmed Abu Hassera, ha raccontato: “I ragazzi stavano giocando sulla spiaggia, erano tutti sotto i 15 anni. Quando il primo missile è caduto, sono corsi via ma un altro li ha colpiti tutti. Sembrava come se li stesse rincorrendo”. L’esercito israeliano che indagherà sull’episodio, definito “tragico”.
I feriti sono migliaia, circa 1550. Ma è un numero che sale ogni ora. Ieri il bollettino di guerra ha registrato la prima vittima israeliana, al valico di Erez.

Tregua umanitaria. Israele ha ora accettato la proposta dell’Onu per una tregua umanitaria di cinque ore, domani. La proposta, che consente l’ingresso di aiuti umanitari nelle zone interessate dalla guerra, era stata avanzata da Robert Serry, coordinatore delle Nazioni Unite per l’agenzia che si occupa dei rifugiati palestinesi.

La proposta di cessate il fuoco avanzata dall’Egitto è stata per ora respinta da Hamas. Ma era un rifiuto già superato nei fatti, con i razzi lanciati ieri verso Israele. E già ieri le forze dello Stato ebraico avevano ripreso i bombardamenti, ancora più intensamente, colpendo case, scuole, anche ospedali. Barack Obama ha detto che gli Usa impiegheranno tutte le proprie risorse diplomatiche per ristabilire la situazione di cessate il fuoco assicurata dall’Egitto nel 2012.

Annunci di nuovi attacchi. Circa 100mila abitanti del nord e dell’est di Gaza, vicino al confine con Israele, sono stati avvertiti di lasciare le loro abitazioni. Secondo fonti militari, messaggi vocali sono stati diffusi in particolare per il quartiere orientale di Shujàiyya: i residenti sono stati chiamati ad “evacuare nell’interesse della loro sicurezza”.

Durante la notte aerei da combattimento israeliani hanno attaccato a Gaza le abitazioni di diversi alti dirigenti di Hamas. Tra le case colpite c’è quella di Mahmoud al-Zahar, centrata da almeno due missili: in quel momento nell’edificio non c’era nessuno, sono state danneggiate anche alcune abitazioni e una moschea delle vicinanze. I raid israeliani hanno inoltre preso di mira le case di un Bassem Naim, dell’ex ministro Fathi Hammad e dell’ex deputato Ismail al-Ashqar.

“Se Hamas non accetterà la proposta egiziana non ci darà altra possibilità che continuare l’operazione militare a Gaza e dare una risposta ancora più forte”, ha detto il ministro della Giustizia Tzipi Livni prima di incontrare il ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini.

“Oggi la situazione è chiara, perché l’Egitto ha offerto un cessate il fuoco. Israele lo ha accettato. La Lega Araba lo ha accettato. L’unico che lo ha rifiutato e continua a sparare è Hamas”, ha affermato il presidente israeliano Shimon Peres, durante l’incontro con il ministro degli Esteri Federica Mogherini. “Stiamo cercando di difendere la nostra gente, come dobbiamo, e stiamo anche cercando di non colpire persone innocenti a Gaza”, ha sottolineato Peres che ha poi voluto ringraziare l’Europa, ricordando che insieme agli Stati Uniti ha “preso una chiara posizione contro la politica unilaterale, irragionevole e crudele di Hamas”.

Le condizioni di Hamas per la tregua. Hamas è pronto a un cessate-il-fuoco ma solo se sarà accompagnato da una tregua decennale: lo riferisce l’emittente israeliana, Channel 2. Tra le richieste il rilascio dei prigioneri liberati nello scambio per liberare il soldato israeliano, Gilad Shalit, riarrestati recentemente da Israele, l’apertura dei valichi di Gaza per far passare beni e persone e la supervisione internazionale del porto di Gaza, attualmente bloccato da Israele. L’ex deputato arabo-israeliano, Azmi Bishara, ha illustrato le condizioni del Movimento di resistenza islamica dagli schermi di al-Jazeera. Bishara, fuggito da Israele nel 2007 perché accusato di aver aiutato Hezbollah, ha ipotizzato che l’escalattion durerà ancora un paio di giorni e ha anche accusato Israele di aver accettato brevemente il cessate-il-fuoco mediato dall’Egitto soltanto per poi riprendere con maggiore virulenza gli attacchi.

L’appello internazionale. “Ribadiamo l’appello per un cessate il fuoco” tra Israele e i Territori palestinesi e per una “de-escalation della situazione” per cui l’Ue è pronta a fare “tutto il necessario”, ha ribadito la portavoce dell’Alto rappresentante Ue Catherine Ashton. I leader dei 28 affronteranno la questione oggi al vertice Ue, che dovrebbe adottare conclusioni. Per l’ex segretario di Stato Usa Hillary Clinton i Fratelli musulmani e l’ex presidente egiziano, Mohamed Morsi, sono alleati chiave nei negoziati fra Israele e palestinesi che lei stessa ha guidato nel novembre del 2012. “La leadership di Hamas ora si sente intrappolata perché aveva un alleato nei Fratelli Musulmani,” ha detto. “Ho negoziato il cessate il fuoco con Morsi e lui è stato in grado di convincere i gruppi di Hamas a rispettarlo. Ora lui non c’è più”.